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GDPR e sicurezza informatica: un’analisi economica degli impatti positivi

  • Data Protection e dintorni
  • GDPR e sicurezza informatica: un’analisi economica degli impatti positivi
  • 24 agosto 2025 di
    Studio Ing. Righetti, Paola Righetti

    A sette anni dalla piena applicazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), emergono sempre più chiaramente i suoi effetti positivi, non solo in termini di tutela dei diritti degli interessati, ma anche nel rafforzamento della sicurezza informatica. Un recente studio pubblicato dalla CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés) analizza l’impatto del GDPR attraverso la lente dell’economia della cybersecurity, evidenziando come la regolamentazione abbia generato benefici concreti per l’intero ecosistema digitale europeo.

    Cybersecurity e GDPR: un binomio indissolubile

    Il GDPR impone obblighi di sicurezza (art. 32) e trasparenza (artt. 33 e 34), costringendo le imprese a considerare in modo più strutturato il rischio informatico. La logica economica mostra che, in assenza di obblighi normativi, le aziende tendono a sottovalutare gli investimenti in sicurezza informatica, poiché non internalizzano completamente i costi delle violazioni, che ricadono anche su clienti, partner e persino concorrenti. Questa dinamica genera fallimenti di mercato, dovuti a esternalità negative e asimmetrie informative.

    Il GDPR agisce proprio su questi punti critici: costringe le aziende a investire in misure di sicurezza appropriate, pena sanzioni, e le obbliga a notificare le violazioni, aumentando così la trasparenza e responsabilizzando gli attori del mercato.

    Dati alla mano: quanto ci fa risparmiare il GDPR?

    Lo studio CNIL si concentra sul caso dell’identity theft (furto d’identità) per stimare l’impatto economico diretto e indiretto delle notifiche di data breach obbligatorie ai sensi dell’art. 34 GDPR.

    Secondo le stime:

    • in Francia, la sola comunicazione delle violazioni ha permesso di evitare perdite dirette comprese tra 54 e 132 milioni di euro in quattro anni;
    • in tutta l’Unione Europea, il beneficio stimato varia tra 405 e 988 milioni di euro;
    • considerando anche i costi indiretti (riduzione della fiducia degli utenti, calo degli acquisti online, ecc.), il beneficio totale arriva fino a 219 milioni in Francia e 1,4 miliardi di euro in UE.

    In media, l’82% di questi benefici ricade direttamente sulle imprese, in forma di minori risarcimenti, danni reputazionali contenuti e continuità operativa.

    Le ragioni economiche della regolazione

    Lo studio approfondisce diversi meccanismi economici alla base dell’insufficienza degli investimenti spontanei in cybersecurity:

    1. Asimmetrie informative: senza obbligo di notifica, le imprese potrebbero tacere le violazioni, evitando danni reputazionali. Ciò impedisce ai consumatori di scegliere fornitori più sicuri.
    2. Esternalità e interdipendenza: una singola azienda vulnerabile può mettere a rischio l’intera supply chain (es. attacchi ransomware o supply chain attacks). Senza obblighi comuni, si assiste al fenomeno del "free-riding", dove alcune imprese beneficiano degli sforzi altrui senza contribuire.
    3. Fallimento di coordinamento: le imprese temono di investire senza garanzia che anche i partner facciano lo stesso. Il GDPR riduce questo rischio stabilendo standard minimi (art. 32) e responsabilità condivise (art. 28.3.c).
    4. Effetto mercato del ransomware: aziende e individui che non adottano misure preventive alimentano il mercato criminale, incentivando i cybercriminali a chiedere riscatti sempre più elevati.

    Il ruolo dei principi GDPR nella riduzione dei rischi

    Oltre alle notifiche obbligatorie, il GDPR contribuisce alla riduzione dei danni da attacchi anche grazie ad altri elementi:

    • Principio di minimizzazione dei dati (art. 5.1.c): meno dati archiviati significa meno dati da rubare.
    • Limitazione della conservazione (art. 5.1.e): riduce l’esposizione di dati inutilmente conservati.
    • Sicurezza dei trattamenti (art. 32): promuove pratiche come la cifratura, che secondo l’IBM "Cost of a Data Breach Report 2023" riduce del 5% il costo medio di una violazione.

    Tutti questi elementi contribuiscono non solo a ridurre la frequenza degli attacchi, ma anche il costo medio associato a ciascun incidente.

    Una regolazione che favorisce la fiducia e l’innovazione

    L’impatto del GDPR va oltre la semplice prevenzione dei crimini informatici. Favorisce un clima di fiducia digitale, condizione necessaria per l’adozione di servizi innovativi che richiedono il trattamento di dati sensibili. Secondo diverse fonti, tra cui lo studio di Riek e Böhme, una parte significativa degli utenti europei limita il proprio uso dell’e-commerce e dei servizi bancari online per timori legati alla sicurezza.

    Rendere visibile l’impegno delle aziende nella protezione dei dati e fornire strumenti di controllo agli utenti aiuta a ridurre queste paure e, indirettamente, a stimolare l’economia digitale.

    Ricapitolando

    Il GDPR non è solo una normativa sulla privacy, ma un pilastro dell’economia della cybersecurity. Impone vincoli, ma genera anche benefici concreti e misurabili per aziende e cittadini, contribuendo a colmare il gap tra investimento privato e bisogno collettivo di sicurezza.

    I risultati del rapporto CNIL suggeriscono che i costi della conformità al GDPR sono ampiamente compensati dai benefici economici e sociali, almeno per quanto riguarda le notifiche di data breach. Tuttavia, sono ancora molte le aree da esplorare: dall’efficacia delle misure tecniche obbligatorie alla valutazione degli impatti indiretti sulle PMI e sui mercati digitali.

    Proseguire nella misurazione scientifica degli effetti del GDPR è essenziale per rafforzarne l’efficacia, guidare le politiche pubbliche e sostenere l’innovazione in un ambiente digitale più sicuro.


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    La conformità non è solo un obbligo: è un investimento strategico.


    # CYBERSECURITY GDPR
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