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Le Ispezioni del Garante della Protezione dei dati nel 1° semestre 2026

  • Data Protection e dintorni
  • Le Ispezioni del Garante della Protezione dei dati nel 1° semestre 2026
  • 15 febbraio 2026 di
    Studio Ing. Righetti, Paola Righetti

     

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato il programma ispettivo per il periodo gennaio-luglio 2026, prevedendo almeno 40 accertamenti mirati, molti dei quali condotti con il supporto della Guardia di Finanza. Non si tratta di controlli a campione: ogni filone individuato risponde a criticità emerse negli ultimi anni e rappresenta un'area di rischio concreto per le organizzazioni.

    Per le aziende, soprattutto PMI, e per la pubblica amministrazione, questo piano rappresenta un'occasione per verificare la solidità del proprio sistema di compliance. Vediamo in dettaglio quali sono le aree sotto osservazione e quali implicazioni operative comportano.

    1. Data breach su banche dati pubbliche: dall'incidente alla prevenzione strutturale

    Il Garante proseguirà le verifiche, nell'ambito di una task force interdipartimentale, sui data breach che hanno colpito banche dati pubbliche contenenti informazioni sensibili. L'attenzione non si limiterà alla gestione dell'incidente già avvenuto, ma si concentrerà sulla capacità preventiva delle organizzazioni.

    Gli ispettori valuteranno l'adeguatezza dei sistemi di sicurezza, la tracciabilità degli accessi, la gestione dei privilegi e le misure adottate per prevenire accessi abusivi o fenomeni di rivendita illecita di informazioni. In sostanza, non basta dimostrare di aver implementato "una misura di sicurezza": serve un governo complessivo del rischio che includa segregazione degli ambienti, logging efficace, monitoraggio continuo e revisione periodica dei profili autorizzativi.

    Chi gestisce basi dati critiche deve poter dimostrare, documentalmente e tecnicamente, di aver adottato un approccio basato sull'accountability.

    2. Whistleblowing: oltre la semplice attivazione della piattaforma

    Le verifiche sugli applicativi di whistleblowing continueranno, ma il focus si sposta dalla mera presenza dello strumento alla sua corretta implementazione. Il Garante verificherà la cifratura e protezione dei dati, la separazione dei ruoli, i tempi di conservazione, la tracciabilità degli accessi e l'effettiva garanzia di riservatezza.

    L'errore più comune che riscontriamo nelle nostre attività di consulenza è l'attivazione di un software senza l'integrazione con le procedure organizzative, senza un aggiornamento del registro dei trattamenti e senza una DPIA specifica. Il whistleblowing non è un adempimento tecnologico: è un processo che richiede governance, formazione e monitoraggio continuo.

    3. Intelligenza artificiale nelle scuole: un banco di prova per tutti i settori

    L'attenzione sull'uso dell'AI in ambito scolastico rappresenta un segnale importante che va oltre il contesto educativo. Il Garante non si limiterà a verificare l'utilizzo di chatbot o strumenti di generative AI, ma indagherà su sistemi di valutazione automatizzata, piattaforme di supporto didattico e strumenti di analisi comportamentale o predittiva.

    Il punto centrale sarà la liceità del trattamento, la minimizzazione dei dati e la trasparenza verso studenti e famiglie. L'intelligenza artificiale non può essere introdotta semplicemente come "innovazione tecnologica": deve essere governata attraverso valutazioni d'impatto, analisi dei rischi e misure di mitigazione documentate. Questa logica si applicherà progressivamente a tutti i settori che implementano sistemi di AI.

    4. Dossier sanitario: la complessità dei dati particolari

    L'area sanitaria resta sotto osservazione per la gestione del dossier sanitario, che coinvolge categorie particolari di dati, profili di consenso complessi, necessità di accessibilità selettiva alle informazioni cliniche e tracciamento rigoroso degli accessi.

    In sanità, il rischio maggiore non deriva solo da potenziali violazioni esterne, ma anche da accessi interni non autorizzati. Le strutture sanitarie dovranno dimostrare di aver implementato sistemi di controllo granulare che permettano di identificare chi ha accesso a quali informazioni, per quale finalità e in quale momento.

    5. Telemarketing: il settore energetico nel mirino

    Il trattamento illecito di dati personali a fini di telemarketing resta un fronte caldo, con particolare attenzione al comparto energia. Le verifiche riguarderanno le basi giuridiche del trattamento, la gestione dei consensi, il rispetto del Registro Pubblico delle Opposizioni e la correttezza delle filiere commerciali.

    La logica ispettiva sarà quella del "follow the data flow": non basterà dimostrare la conformità del proprio operato, ma anche quella di eventuali partner, fornitori e intermediari lungo tutta la catena contrattuale. Chi opera in questo settore deve mappare con precisione i flussi di dati e le responsabilità dei vari attori coinvolti.

    6. Sistema informativo doganale e cooperazione istituzionale

    I controlli sul Sistema informativo doganale, ai sensi dell'art. 154, comma 2, lett. c) del Codice Privacy, riguarderanno un ambito meno mediatico ma strategicamente rilevante, caratterizzato da forte cooperazione istituzionale e necessità di sicurezza dei flussi informativi tra diverse amministrazioni.

    7. Anonimizzazione nei big data delle Telco: dalla teoria alla pratica

    Un punto particolarmente rilevante riguarda le policy e le tecniche di anonimizzazione implementate dalle società di telecomunicazioni, alla luce della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 4 settembre 2025.

    La questione è sostanziale: quando un dato può essere considerato realmente anonimizzato e quando invece resta pseudonimizzato? Le verifiche mireranno a comprendere le metodologie tecniche adottate, il rischio di re-identificazione e la governance dei progetti di data sharing. Questo tema è centrale per tutte le organizzazioni che lavorano su big data, analytics e monetizzazione dei dataset.

    8.Data breach notificati: la gestione non finisce con la notifica

    Il Garante approfondirà tecnicamente le violazioni già comunicate all'Autorità, in particolare quelle più estese e delicate, sia in ambito pubblico che privato. Questo significa che la gestione del data breach non si esaurisce con la notifica entro 72 ore: la qualità della documentazione, la root cause analysis e le misure correttive adottate saranno elementi determinanti per la valutazione finale.

    Un data breach gestito male può trasformarsi in una criticità sistemica con conseguenze sanzionatorie significative.

    9. Ispezioni d'ufficio: il fattore imprevedibilità

    Resta sempre la possibilità di ulteriori attività ispettive d'ufficio in presenza di situazioni urgenti, segnalazioni o reclami. L'esposizione al rischio ispettivo non è quindi limitata alle categorie sopra indicate, ma può riguardare qualsiasi organizzazione in qualsiasi momento.

    Come avvengono le ispezioni del Garante Privacy

    Le ispezioni del Garante Privacy possono essere programmate o svolte a sorpresa e sono finalizzate a verificare la conformità al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e alle normative nazionali. 

    Durante l’ispezione, gli ispettori possono accedere ai locali dell’azienda, esaminare documenti, sistemi informatici e procedure operative. Le attività ispettive prevedono colloqui con i responsabili della protezione dei dati (DPO), l’analisi dei registri delle attività di trattamento e la verifica delle misure di sicurezza adottate. Al termine dell’ispezione viene redatto un verbale che documenta gli esiti dell’attività e le eventuali irregolarità riscontrate.

    Documentazione richiesta durante l’ispezione

    Le aziende sottoposte a ispezione devono essere pronte a fornire una serie di documenti chiave che attestino la conformità normativa. Tra questi:

    • Registro delle attività di trattamento dei dati personali;
    • Nomina del Responsabile della Protezione dei Dati (DPO), se prevista;
    • Informative privacy rivolte a dipendenti, clienti e fornitori;
    • Consensi raccolti per specifiche finalità di trattamento;
    • Valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA), ove richieste;
    • Procedure di gestione dei data breach;
    • Politiche di sicurezza informatica e documentazione delle misure tecniche e organizzative adottate;
    • Contratti con i responsabili del trattamento e clausole di protezione dei dati;
    • Documentazione relativa alla gestione dei diritti degli interessati (accesso, rettifica, cancellazione, opposizione, ecc.).

    Essere preparati significa non solo evitare sanzioni, ma anche dimostrare l’impegno dell’azienda nella tutela della privacy e nella gestione responsabile dei dati personali.

    Cosa fare concretamente

    Il piano ispettivo 2026 evidenzia tre macro-temi trasversali: la sicurezza dei sistemi e il controllo degli accessi, la governance tecnologica (AI, big data, piattaforme whistleblowing) e la filiera dei trattamenti (telemarketing, outsourcing, data sharing).

    Per le organizzazioni, questo significa che non basta avere policy scritte. Serve coerenza tra registro dei trattamenti, analisi dei rischi, misure tecniche implementate, formazione del personale e monitoraggio continuo. La domanda da porsi non è "saremo ispezionati?", ma piuttosto: se ricevessimo oggi un accesso ispettivo, saremmo in grado di dimostrare in modo strutturato la nostra accountability?

    Nella nostra esperienza con le PMI attraverso MisterCompliance e nelle attività di consulenza come DPO e consulenti privacy, vediamo che il vero fattore differenziante non è la dimensione aziendale o il budget, ma l'approccio metodologico. 

    Le organizzazioni che hanno implementato un sistema di gestione della privacy integrato con la cybersecurity e con i processi aziendali sono quelle che affrontano con maggiore serenità le verifiche ispettive.

    Il primo semestre 2026 sarà un momento di consolidamento per molte realtà. Chi opera in aree ad alto rischio (sanità, scuole, telecomunicazioni, energia, gestione di banche dati pubbliche) dovrebbe considerare questo periodo come un'occasione per rafforzare la propria postura di compliance, non solo per evitare sanzioni, ma per costruire un vantaggio competitivo basato sulla fiducia e sulla trasparenza.


    # GDPR Garante Privacy
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